Cucina.

Il segreto più difficile da imparare è la semplicità.

Ai fornelli ci sono io, Marilena. Ho sempre utilizzato questa espressione, “ai fornelli”, perché esprime alla perfezione l’idea genuina e casalinga che ho del cibo. Per me vale la regola del 3, massimo 3 componenti nel piatto. Ogni sapore deve distinguersi amalgamandosi. Sembrerebbe una dicotomia, ma non lo è: ogni ingrediente deve essere riconoscibile e riconosciuto, pur mantenendo la sua caratteristica unica. Ogni ricetta è come un rapporto d’amicizia: solo in quelli più veri si crea un legame profondo che non snatura la personalità individuale. Per me il cibo è tutto, sarà perché ho ereditato questa passione da mia nonna, sarà perché la cucina è sempre stata la stanza più importante di tutta la nostra casa, sarà perché più commensali mia nonna aveva a cena, più era felice.

Questa tradizione di famiglia mi ha portata a osare e a ricercare sempre un qualcosa in più che potesse sorprendere i miei ospiti. Dalle spezie alle influenze di altre cucine, da prodotti tipici a materie prime eccezionali. Come l’uovo, simbolo della nostra locanda e parte costituente di ogni menù. Almeno una portata lo vede protagonista e l’uovo è quello di Paolo Parisi. Particolare, leggero, con la capacità di incorporare, se montato, tre volte l’aria di un tuorlo qualsiasi. Il suo gusto è quasi “mandorlato”, per un uovo che riscrive il sapore dell’uovo.